Fitoterapia

La fitoterapia è una pratica terapeutica comune a tutte le culture e le popolazioni sin dalla preistoria che prevede l’utilizzo di piante o estratti di piante per la cura delle malattie o per il mantenimento del benessere. Le piante sono fra le principali fornitrici di sostanze medicamentose. Nella loro evoluzione esse hanno sviluppato innumerevoli sostanze, i cosiddetti metaboliti secondari, che svolgono per la pianta numerose funzioni tutte finalizzate alla sopravvivenza e quindi al mantenimento della specie. Queste sostanze sono utili alle piante per difendersi dagli erbivori, e dalle altre specie vegetali o dai parassiti, ma anche per favorire l’attrazione degli impollinatori. Sono proprio questi metaboliti, che sono comunemente chiamati principi attivi che hanno importanti attività farmacologiche nell'uomo. Le attività che i principi attivi possono esercitare sulla fisiologia umana sono molteplici ed è impossibile riassumerle brevemente, tuttavia una lista sommaria comprende:

- sostanze tossiche

- sostanze con attività regolatrice ormonale

- sostanze ad attività antimicrobica
    * battericidi
    * virostatici
    * fungicidi

- sostanze lassative

- sostanze antinfiammatorie

- sostanze attive sul sistema nervoso centrale e periferico

- sostanze antiossidanti

I principi attivi sono la materia prima sia per l’erborista che per l’industria farmaceutica. Un determinato principio attivo, o l’insieme sinergico di essi, non sempre è presente in tutta la pianta (radici, fusto, foglie e fiori) ma spesso in una parte ben precisa. Gli alcaloidi, ad esempio, sono generalmente presenti nelle foglie e quindi è di esse che ci si serve per estrarli. E’ quindi molto importante conoscere la parte di pianta che viene utilizzata per estrarre un determinato principio attivo. La parte della pianta che viene utilizzata nella preparazione fitoterapica prende il nome, per quanto infausto sia, di droga.

La droga è quindi la materia prima utilizzata nelle preparazioni erboristiche e da essa si estraggono, oltre al principio attivo che interessa maggiormente, altre sostanze attive che, nell’insieme costituiscono quello che viene chiamato fitocomplesso. Assumendo una droga, dunque, si assimila un insieme di principi attivi che farmacologicamente possono esplicare un’azione sinergica, favorire l’assorbimento o ridurre o annullare eventuali effetti indesiderati fungendo da “diluitori” del principio attivo principale.

Facciamo un esempio per capire meglio questo importante concetto: ci è stato consigliato un infuso di foglie di noce come astringente e antiflogistico in caso di una infezione intestinale. L’azione farmacologia avviene grazie alla presenza dei tannini di cui le foglie di noce sono molto ricche. I tannini sono dei principi attivi che hanno come controindicazione la proprietà di essere irritanti sulla mucosa gastrica. Quando facciamo l’infuso non vengono liberati soli i tannini ma anche tutte le altre sostanze che costituiscono il fitocomplesso tra cui le mucillagini la cui specificità è proprio quella di proteggere le mucose dello stomaco. Pertanto, quando la tisana attraversa lo stomaco l’azione irritante sulle mucose è evitata dalla presenza di mucillagini e quando arriva nell’intestino, le mucillagini, dissolte dalla flora intestinale, lasciano esercitare la loro azione ai tannini.

Ma come si estraggono i principi attivi? E’ possibile liberarli dalle cellule vegetali che li contengono utilizzando solventi adeguati: acqua, alcol etilico, olii, glicoli. A seconda del solvente utilizzato abbiamo differenti preparazioni erboristiche. Quando si usa l’acqua parliamo di infusi e decotti; usando l’alcol di idroliti; con le miscele di acqua e alcol si fanno le tinture madri e così via. In questa rubrica ogni mese ci sarà la monografia di una pianta e saranno descritte le proprietà terapeutiche dei diversi prodotti erboristici che con essa si possono preparare.

La pianta del mese

GEMMOTERAPIA

La Gemmoterapia è l’ultima arrivata, in ordine di tempo, tra le varie tecniche che si sono sviluppate nel corso dei secoli per sfruttare le proprietà curative delle piante. Questa terapeutica vegetale appartiene oggi alla branca della cosiddetta “fitoterapia rinnovata” che fa parte delle medicine bioterapiche poste a cavallo tra la fitoterapia tradizionale e l’omeopatia.

Nata in Belgio negli anni ’50 ad opera del Dott. Pol Henry, questa metodica si diffuse successivamente in Francia ad opera del Dott. Max Tétau e per iniziativa dei Dott.ri O.A. Julian e Flament di Caen. Il termine ed il metodo si estesero poi rapidamente anche all’estero. Il merito spetta dunque a Pol Henry, un medico omeopata belga che ha studiato le proprietà delle gemme in modo sistematico e rigoroso, mettendo a punto una serie di rimedi detti "gemmoderivati"o “macerati glicerici”.

Questo metodo terapeutico naturale utilizza a scopo medicamentoso le proprietà degli estratti ottenuti da tessuti vegetali freschi ancora in via di accrescimento e quindi allo stato embrionale, i cosiddetti meristemi. Nei germogli, nelle gemme, nei boccioli, nella scorza interna delle giovani radici, così come in altri tessuti embrionali di un vegetale, si ritrovano, qualunque sia l’età della pianta, le proprietà anaboliche primitive della cellula vegetale. I tessuti meristematici, come tutti i tessuti embrionali, sono caratterizzati da un intenso ritmo moltiplicativo cellulare che racchiudono in potenza tutta l’energia vitale ed i principi attivi necessari per lo sviluppo della pianta stessa e per formare le parti nuove del vegetale dopo il suo riposo invernale.

Essi pertanto sono capaci di attivare nell’organismo umano diversi processi biologici e di apportare un valido contributo terapeutico. In questa rubrica ogni mese verrà presa in considerazione la pianta presentata nella sezione della fitoterapia generale ma si tratteranno le proprietà specifiche della sua assunzione in forma di macerato glicemico.

Il gemmoderivato del mese